|
Il 1700 fu per le Regole un secolo di stabilità e di pace. Nel Catasto Teresiano del 1755 la proprietà dei boschi venne attribuita al Comunità, mentre le Regole risultavano proprietarie dei pascoli e solo titolari di diritto di pascolo nel bosco. I Regolieri non si accorsero dell'errore, forse perché la Comunità era ancora identificata con l'antica Regola di fondovalle e considerata solo amministratrice di beni di allodiale proprietà dei Regolieri.
Nel 1853 l'Impero ordinò che venissero sciolte le servitù di pascolo e di legnatico, ma in Ampezzo la legge fu ignorata fino al 1870, anno in cui alcuni «progressisti» cominciarono ad appellarsi ad essa per affermare che le Regole dovevano essere assorbite dal Comune. Venne inoltrata una prima domanda di scioglimento della promiscuità fra Regole e Comune. I sacerdoti don Pietro e don Isidoro Alverà riuscirono a bloccare il pericoloso processo. Dal 1848 il Comune d'Ampezzo era infatti divenuto un ente pubblico e il capocomune doveva giurare fedeltà a Sua Maestà imperiale Francesco Giuseppe I.
Nel 1885 le Regole furono riconosciute formalmente dall'Autorità Imperiale, e nel «Convegno fra la Magnifica Comunità d'Ampezzo e le cosiddette Regole» del 1887 vennero fissati per iscritto i diritti delle Regole e si definì la proprietà della Comunità d'Ampezzo.
|