Le Regole > Storia > Il periodo austriaco
     
 

Il periodo austriaco
Il 18 ottobre 1511 le truppe dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo conquistarono il castello di Botestagno, fortilizio posto all'imboccatura settentrionale della Valle d'Ampezzo; il 21 ottobre l'imperatore, giunto in Ampezzo, intimò ai capifamiglia formale sottomissione. Essi fecero omaggio all'imperatore supplicando e ottenendo la conferma degli statuti del Cadore, già confermati da Venezia.
Il primo documento di riconoscimento dello Statuto, dei Laudi e delle consuetudini d'Ampezzo andò perduto; fino al 1792 seguirono ben 14 documenti di riconferma dei privilegi agli Ampezzani da parte dell'Imperatore o dell'Arciduca del Tirolo.
Ampezzo passò ufficialmente sotto l'Impero d'Austria con il trattato di Worms nel 1521.
Durante il dominio austriaco, la comunità d'Ampezzo mantenne l'autonomia e le consuetudini sancite con i Laudi relative alla proprietà e alla gestione di boschi e pascoli.

I boschi comuni, posti ai confini di Ampezzo con Dobbiaco, S. Vito e Auronzo di Cadore, furono causa di liti, contese e processi decennali. Il primo confine fu fissato con Dobbiaco nel 1536, mentre dovettero passare oltre duecento anni per stabilire i confini con Auronzo e S. Vito.

Accese furono invece le controversie della Regola di Lareto con i capitani austriaci di Botestagno per i prati e i boschi circostanti il castello; la questione sfociò in due processi con esito negativo per i Regolieri di Lareto, che riacquistarono i terreni dal demanio austriaco solo nel 1789.

Il 1700 fu per le Regole un secolo di stabilità e di pace. Nel Catasto Teresiano del 1755 la proprietà dei boschi venne attribuita al Comunità, mentre le Regole risultavano proprietarie dei pascoli e solo titolari di diritto di pascolo nel bosco. I Regolieri non si accorsero dell'errore, forse perché la Comunità era ancora identificata con l'antica Regola di fondovalle e considerata solo amministratrice di beni di allodiale proprietà dei Regolieri.

Nel 1853 l'Impero ordinò che venissero sciolte le servitù di pascolo e di legnatico, ma in Ampezzo la legge fu ignorata fino al 1870, anno in cui alcuni «progressisti» cominciarono ad appellarsi ad essa per affermare che le Regole dovevano essere assorbite dal Comune. Venne inoltrata una prima domanda di scioglimento della promiscuità fra Regole e Comune. I sacerdoti don Pietro e don Isidoro Alverà riuscirono a bloccare il pericoloso processo. Dal 1848 il Comune d'Ampezzo era infatti divenuto un ente pubblico e il capocomune doveva giurare fedeltà a Sua Maestà imperiale Francesco Giuseppe I.

Nel 1885 le Regole furono riconosciute formalmente dall'Autorità Imperiale, e nel «Convegno fra la Magnifica Comunità d'Ampezzo e le cosiddette Regole» del 1887 vennero fissati per iscritto i diritti delle Regole e si definì la proprietà della Comunità d'Ampezzo.