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Le origini delle Regole d'Ampezzo
La proprietà collettiva di boschi e pascoli rappresentò per lunghi secoli la fonte essenziale dei mezzi di sopravvivenza della gente di montagna.
La proprietà collettiva del territorio nacque con i primi abitanti della valle, presumibilmente tribù celtiche, che utilizzavano il pascolo in comune.
I romani consideravano i pascoli pertinenze dei masi di fondovalle e li chiamavano compascua pro indiviso: i pascoli erano proprietà privata di una comunità.

L'istituto regoliero si consolidò a seguito delle invasioni longobardiche (dal 578 d.C.); i Longobardi apportarono il fondamentale concetto di proprietà gentilizio, vivo tutt'oggi. I terreni erano considerati concessione dello Stato alla famiglia e dovevano rimanere indivisi; se una famiglia non aveva discendenti i terreni ritornavano in proprietà alla tribù. Si affermò così il concetto che i pascoli erano proprietà collettiva dei consorti originari e le Regole divennero una comunità chiusa.

Sotto la dominazione dei Franchi (dal 774) il Cadore divenne una contea divisa in dieci "centene", comunità rurali; Ampezzo divenne così una circoscrizione autonoma e tale rimase fino al 1511. Il feudalesimo franco non influì sulle istituzioni presenti, in quanto i Signori feudali non furono mai interessati allo sfruttamento dei territori d'alta montagna.
Nel 1235 il conte Da Camino, feudatario del Cadore, emanò i primi Statuti che sancivano le consuetudini locali e riconoscevano ufficialmente le Regole.

Dapprima si formarono le Regole «di monte» –oggi chiamate «Alte» per distinzione con le Regole «Basse»-, per la gestione in comune dei pascoli d'alta montagna. La prima Regola documentata è la Regola di Lerosa e Travenanzes o Vinigo (1225); seguono poi le Regole di Falzarego (1238), Lareto (1317), Ambrizola.
I consorti di Falzarego e quelli di Ciostego si unirono già rispettivamente nel 1318 e nel 1377 con quelli di Ambrizola; nel 1331 quelli di Ciasadió si confederarono con quelli di Lareto. Si formarono in tal modo tre grandi consociazioni: Ambrizola con i pascoli sulla destra orografica del Boite; Lareto sulla sua sinistra e i consorti di Vinigo nella valle del Felizon.

Nel 1337, dopo la morte di Rizzardo Da Camino senza eredi, il Cadore fu costituito Comune Rurale Autonomo.
Nel 1338 i rappresentanti delle Centene stilarono uno Statuto che rimase in vigore fino all'epoca napoleonica e che riconosceva le singole Regole. Con lo Statuto cadorino del 1338 venne riconosciuta la piena proprietà dei boschi alla comunità degli originari; quindi i boschi posti in Ampezzo erano proprietà privata e indivisa degli Ampezzani. I boschi erano gestiti dalla Comunità d'Ampezzo, in origine Regola di fondovalle. A partire dal XIV secolo compaiono anche le prime vize, boschi in cui le Regole o la Comunità d'Ampezzo proibivano il taglio e il pascolo per un certo numero di anni, una sorta di «riserva naturale integrale» ante litteram.

Durante questo periodo di autonomia (1347-1420) le Regole si consolidarono e vennero compilati i primi Laudi, le raccolte scritte delle consuetudini regoliere: del 1331-33 è il Laudo della Regola d'Ambrizola; del 1363 il Laudo della Regola di Lareto.

Nel 1412 durante la guerra tra il re Sigismondo e Venezia alcuni Regolieri di Vinigo, allora proprietari di Ospitale e della valle del Felizon, vennero fatti prigionieri dalle truppe tirolesi. Per ottenere la somma sufficiente per la liberazione dei propri Consorti i Regolieri di Vinigo vendettero ai Regolieri di Lareto i pascoli di Ospitale, Lerosa e Travenenzes.

Nel 1420 Venezia s'impadronì di tutto il Friuli. La Serenissima riconfermò gli Statuti del 1338; in tal modo il paese riuscì a mantenere intatta la sua costituzione, immutati i suoi privilegi, invariate le sue consuetudini, cambiando solo il protettorato.