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Il Museo Etnografico "Regole d'Ampezzo"
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I lavori nel bosco
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Il taglio, l’esbosco e il trasporto del legname venivano assegnati dalla Comunità direttamente ai boscaioli locali, organizzati in squadre di lavoro.
Ogni gruppo aveva un ragazzo, šcotón, addetto alla provvista d’acqua con un apposito bariletto, barìza, portato a spalla con un bastone ricurvo di nome bìgol.

Per prima cosa veniva individuata la direzione di caduta dell’albero in modo da evitare danni alle piante vicine.
Con la scure, manèra da roesà, veniva praticata una tacca per orientare la caduta, tàpa.
Con la sega, sión, si procedeva a tagliare il tronco sulla parte opposta alla tacca, lasciando intatta una parte di legno che fungeva da cerniera durante la caduta.
Con l’aiuto di cunei la pianta veniva inclinata e fatta cadere nella direzione voluta.
Con la scure, manèra da dramà, si puliva il tronco dai rami.

Il tronco era quindi sezionato in pezzi di diversa misura a seconda dell’uso che ne veniva fatto: mercantile o di legnatico.
Il tronco veniva scortecciato con la scure, manèra da šcorzà, capovolto con l’aiuto dello zappino, zapìn, e arrotondato alle estremità con la scure, manèra da pironà.

I procedimenti sono rimasti gli stessi anche se effettuati con mezzi moderni.

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