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Le Regole nei secoli

Periodo Veneziano

I novant'anni sotto Venezia (dal 1420 al 1511) furono segnati da lunghi e costosi processi fra le due Regole più importanti, quelle «alte» di Lareto e Ambrizola per diritti di pascolo, da contrasti col capitano di Botestagno, da lunghe contese per i confini con Marebbe, da abusi sorti per parecchie vendite dei diritti di comproprietà sui pascoli, del tutto contrarie alla consuetudine. Le Regole riuscirono tuttavia a consolidare la loro posizione, togliendo ogni abuso e aggiornando i Laudi.

Durante l'epoca veneziana si formarono le Regole dette «basse», per poter meglio gestire il pascolo dei bovini da latte. Queste consociazioni andarono ad occupare, a spese delle Regole Alte, la fascia pascolabile a confine con il fondovalle.

Periodo Austriaco

Il 18 ottobre 1511 le truppe dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo conquistarono il castello di Botestagno, fortilizio posto all'imboccatura settentrionale della Valle d'Ampezzo; il 21 ottobre l'imperatore, giunto in Ampezzo, intimò ai capifamiglia formale sottomissione. Essi fecero omaggio all'imperatore supplicando e ottenendo la conferma degli statuti del Cadore, già confermati da Venezia. Il primo documento di riconoscimento dello Statuto, dei Laudi e delle consuetudini d'Ampezzo andò perduto; fino al 1792 seguirono ben 14 documenti di riconferma dei privilegi agli Ampezzani da parte dell'Imperatore o dell'Arciduca del Tirolo. Ampezzo passò ufficialmente sotto l'Impero d'Austria con il trattato di Worms nel 1521.

Durante il dominio austriaco, la comunità d'Ampezzo mantenne l'autonomia e le consuetudini sancite con i Laudi relative alla proprietà e alla gestione di boschi e pascoli. I boschi comuni, posti ai confini di Ampezzo con Dobbiaco, S. Vito e Auronzo di Cadore, furono causa di liti, contese e processi decennali. Il primo confine fu fissato con Dobbiaco nel 1536, mentre dovettero passare oltre duecento anni per stabilire i confini con Auronzo e S. Vito. Accese furono invece le controversie della Regola di Lareto con i capitani austriaci di Botestagno per i prati e i boschi circostanti il castello; la questione sfociò in due processi con esito negativo per i Regolieri di Lareto, che riacquistarono i terreni dal demanio austriaco solo nel 1789. Il 1700 fu per le Regole un secolo di stabilità e di pace. Nel Catasto Teresiano del 1755 la proprietà dei boschi venne attribuita alla Comunità, mentre le Regole risultavano proprietarie dei pascoli e solo titolari di diritto di pascolo nel bosco. I Regolieri non si accorsero dell'errore, forse perché la Comunità era ancora identificata con l'antica Regola di fondovalle e considerata solo amministratrice di beni di allodiale proprietà dei Regolieri.

Nel 1853 l'Impero ordinò che venissero sciolte le servitù di pascolo e di legnatico, ma in Ampezzo la legge fu ignorata fino al 1870, anno in cui alcuni «progressisti» cominciarono ad appellarsi ad essa per affermare che le Regole dovevano essere assorbite dal Comune. Venne inoltrata una prima domanda di scioglimento della promiscuità fra Regole e Comune. I sacerdoti don Pietro e don Isidoro Alverà riuscirono a bloccare il pericoloso processo. Dal 1848 il Comune d'Ampezzo era infatti divenuto un ente pubblico e il capocomune doveva giurare fedeltà a Sua Maestà imperiale Francesco Giuseppe I. Nel 1885 le Regole furono riconosciute formalmente dall'Autorità Imperiale, e nel «Convegno fra la Magnifica Comunità d'Ampezzo e le cosiddette Regole» del 1887 vennero fissati per iscritto i diritti delle Regole e si definì la proprietà della Comunità d'Ampezzo.

Periodo Italiano

Durante la Prima guerra mondiale tutta la linea del fronte ampezzano era compresa nei territori regolieri, che vennero gravemente danneggiati da bombardamenti e da innumerevoli tagli di piante. L'Osteria di Ospitale della Regola Alta di Lareto venne distrutta dalle granate. Con la fine della Grande guerra Ampezzo passò al Regno d'Italia, e dal 1923 fu sottoposta alla Provincia di Belluno. Nel 1927 fu emanata la legge italiana sul riordinamento degli usi civici, che ignorava del tutto le Regole. Nel 1936 le Regole iniziarono la lunga vertenza per il riconoscimento e l'attribuzione del patrimonio antico.

Dopo la Seconda guerra mondiale restava in vigore la legge precedente sugli usi civici; venne così presentato un ricorso al Ministero dell'Agricoltura e Foreste, asserendo che la legge del 1927 non poteva essere applicata alle Regole, consociazioni speciali di natura privata. Una commissione inviata dal Ministero ad esaminare la questione rigettò il ricorso e ordinò lo scioglimento della promiscuità fra Regole e Comune.

Nella delibera del 7 gennaio 1947 il Comune si dichiarò disposto a riconoscere i secolari diritti delle Regole, a sciogliere la promiscuità e a cedere loro la proprietà del suolo. In attesa di una definizione conclusiva, le Regole e il Comune si consociarono per la gestione provvisoria tecnico-amministrativa dei beni agro-silvo-pastorali, in una Azienda speciale consorziale boschi e pascoli ampezzani (ASCoBA). La vertenza si concluse solo nel 1959 con la transazione, cioè con lo scioglimento della promiscuità e l'equa ripartizione del bosco e dei pascoli fra Regole e Comune.

Ritornate proprietarie del patrimonio antico, nel 1962 le Regole si dotarono di un nuovo Laudo. La legge sulla montagna del 1971 riconosceva giuridicamente sia le singole Regole che la nuova Comunanza delle Regole. Negli ultimi trent'anni nuove leggi statali e regionali hanno riconosciuto l'importanza dell'istituzione regoliera, quale realtà in grado di esercitare funzioni di manutenzione e salvaguardia del territorio, sia dal punto di vista silvo-pastorale che ambientale, nonché una nuova funzione di tutela del patrimonio storico-culturale. Con la legge della Regione Veneto del 1990 su parte del territorio regoliero è stato istituito il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo, gestito direttamente dalla Comunanza delle Regole d'Ampezzo.